sabato 3 luglio 2021

Ricordo di Victor Tory Failmezger - non lo dimenticheremo mai

 E' salito oggi in cielo, tra gli eroi, il nostro socio onorario Victor Failmezger, per tutti "Tory", dopo aver combattuto per un anno contro un terribile male.

Per chi ha avuto modo di conoscerlo in Italia, Tory era una persona davvero unica.
Ufficiale della Marina degli Stati Uniti, ha percorso la carriera militare passando dalla guerra del Viet Nam alla guerra fredda e alla crisi in Medio Oriente. 
Negli anni '70 è stato in servizio presso la NATO a Pozzuoli, forse i suoi anni più belli, da come li raccontava. Le grandi amicizie di quel periodo, il matrimonio con Patricia e la nascita del primo figlio. 
Nei primi anni '80 fu assistente addetto navale a Roma presso l'ambasciata e successivamente direttore dell'US Navy Science and Technology Group, Europa, a Monaco di Baviera. 
Dopo il pensionamento ha proseguito la sua carriera come consulente nel settore privato e per il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti e per la NASA. 
La sua passione per la ricerca storica lo portò, dopo il ritrovamento delle lettere dello zio, il Tenente Thomas Peter Welch del 601th Tank Destroyer Battalion, a ricostruire tutta la sua storia della Seconda Guerra Mondiale in Europa. 
Dal Balcone della sua casa a Pozzuoli vedeva il mare ed immaginava le prove per lo sbarco di Anzio, condotte dallo zio e poi raccontate nelle sue memorie.
Scoprì, in una foto di un carro armato americano nelle vie di Roma, il giorno della liberazione, che il carrista in piedi sul mezzo era lo zio, perchè amava indossare un giaccone preso ai tedeschi.
Era sempre della compagnia dello zio il carro in fiamme sul quale, nella zona di Colmar, Audie Murphy iniziò la sua personale battaglia nella foresta che gli fece ottenere la medal of honor.
Tutte queste ricerche confluirono nel suo bellissimo libro American Knights del 2015 edito da Osprey. Socio a Vita dell'Associazione della Terza Divisione di Fanteria US Army, appena fu informato della creazione del nostro avamposto chiese i miei riferimenti in Italia e mi scrisse, era maggio del 2018. 
Ne è nata subito un amicizia, una comunione di intenti. Tory era felice che si stava creando quest'avamposto in Italia perchè, come poi mi ha raccontato nei nostri viaggi in Italia, negli Stati Uniti hanno avuto un posto di primo piano le grandi battaglie della Seconda Guerra Mondiale, i grandi sbarchi. 
La guerra di Liberazione Italiana, dove tanti soldati americani sono morti e tanti sono tornati con ferite che non sarebbero mai state rimarginate è stata relegata in second'ordine. 
Alcuni reduci, in passato, spesso non avevano voglia di raccontare, perchè non avevano partecipato a quelle grandi battaglie; avevano sofferto in Sicilia a Salerno, sul Volturno, a Cassino, sulla Gotica, ma a pochi interessava la loro storia. La presenza di una rappresentanza ufficiale dell'Associazione della Terza Divisione US Army in Italia, li riempiva d'orgoglio.
Tory era un fiume di parole, di racconti, di aneddoti. Potevi restare ad ascoltarlo un'intera giornata in macchina e poi a pranzo ed infine la sera davanti ad un aperitivo. Persona di grande cultura, amante del periodo Classico di Roma antica, che lo portò a scrivere un'opera sulle monete di bronzo romane dal paganesimo al cristianesimo.
I nostri incontri erano sempre qualcosa di speciale e tornavo a casa con la consapevolezza di aver appreso sempre cose nuove. Tory sapeva ridere ed allo stesso momento parlare di una cosa profonda e comprendere in pochi secondi la situazione che stava vivendo, gli umori, la felicità e la tristezza delle persone che gli stavano accanto.
Con Tory qualsiasi persona non si sentiva mai fuori posto e ne inferiore, aveva la dote di valorizzare chiunque avesse rapporti con lui. Ricordo ancora il nostro viaggio a Cori, seguendo il percorso dello Zio, arrivammo in paese che era ora di pranzo, l'ordine (ridendo) fu di cercare un ristorante, poi avremmo provveduto al resto. Una volta trovato, essendo amante della cucina italiana chiese la specialità, erano degli gnocchetti al pistacchio. Alla fine del primo, lo vidi alzarsi e dirigersi verso la cucina, non vedendolo tornare, incuriosito lo cercai e lo trovai seduto accanto alle signore anziane che stavano impastando a mano la pasta per la cena, parlava con loro, nel suo perfetto italiano, e le signore erano orgogliose del lavoro che stavano facendo. A Valmontone, in occasione della celebrazione della liberazione, raccontò, nel suo discorso, che il primo carro tedesco distrutto fu colpito dallo zio, con il suo M10, due minuti dopo la fine del discorso mi presentò un signore anziano che per tutto il dopo guerra andò a giocare proprio su quel carro distrutto dallo zio, non lo avevo mai visto così felice. Per ultimo, conservo un ricordo bellissimo, presente anche nel video ufficiale del nostro avamposto. La mattina delle celebrazioni dell'anniversario dello sbarco in Sicilia a Licata, bussò alla porta della mia camera, prestissimo. Aveva in mano delle scope ed il suo amico Peter i secchi, dovevamo andare subito a pulire il monumento alla Terza Divisione di Fanteria, perchè lo aveva visto impolverato, poi avremmo fatto colazione, ma prima il dovere. Quello facemmo.
Nel nostro viaggio a Nettuno, nei luoghi dello sbarco, mi chiese di fermarmi nei pressi di un prato, aveva visto dei papaveri. Ne raccolse pochi e poi li depose sul monumento alla terza divisione nel bosco del Foglino.
Il cielo mi ha dato la possibilità di conoscerti, amico mio e poi ti ha portato via da me troppo presto, da ieri piango la tua mancanza e non mi do pace. Ma so che adesso stai con Thomas e tutti gli altri eroi del 601th Tank Destroyer, purtroppo il viaggio insieme ad Arlington e a Fort Stewart nel Texas non possiamo più farlo, era in programma lo scorso anno. Lo farò comunque e verrò a portarti un papavero rosso dall'Italia.

Ciao, non ti dimenticherò mai, non ti dimenticheremo mai.








domenica 25 aprile 2021

25 aprile 1944 - 25 aprile 2021, dedicato a loro.

In questo giorno, nel quale ricordiamo l'avvenuta liberazione dell'Italia dal nazi-fascismo, ci torna subito il pensiero a quanti non videro quel giorno, ma furono i primi a credere in quel Secondo Risorgimento Italiano.

Insieme a loro ricordiamo i fanti, i marinai, gli aviatori che videro quel 25 aprile del 1945 ed i nostri Bersaglieri, che ci hanno fatto compagnia per tanti anni, fondando l'associazione e dando il via ad una storia che dura ancora oggi e che ci sarà anche domani, perchè i messaggi che ci hanno lasciato accompagnano il presente e le generazioni future che vivranno all'interno dell'Associazione LI Btg. Bersaglieri AUC "Montelungo 1943".

Ed è proprio in un giorno come questo, dove spesso si dimenticano i soldati dei gruppi di combattimento Italiani, che noi dedichiamo a tutti Voi alcune delle frasi che quei ragazzi del Secondo Risorgimento Italiano ci hanno lasciato;  e per ultima la frase di un partigiano, impiccato a Berlino l'8 settembre del 1943, ne abbiamo fatto il nostro credo dal primo momento in cui l'abbiamo letta.

Quindi vi lasciamo alle loro frasi, alle foto dei nostri padri fondatori che erano a Bologna in quel 25 aprile del '45 e a quella frase in cui crediamo di più, che ci fa vivere ogni giorno come se fosse il 25 aprile.

Ciao


Dal portafoglio del sottotenente Giancarlo Gay, caduto sulle rocce di Montelungo mentre assaltava  un nido di mitragliatrici, appariva un lembo di tricolore con la scritta: 

“Anima mia!” 

Mario Cheleschi, nel suo testamento scritto il 30 Novembre del 1943 prima della partenza per il fronte, scriveva: 

“Lascio da uomo questa vita, non inquieto ma sereno, 

il Mistero dell’al di là è tanto grande!”

Giuseppe Cederle, 25 anni. Chiese di andare in prima linea con i suoi ragazzi al comando di un plotone. La citazione della sua medaglia d’oro dice:

Sotto micidiale tiro di mitragliatrici e bombe a mano, con un braccio fracassato, incitava i suoi uomini a sostenere il contrattacco nemico gridando:

 «Ho dato un braccio alla Patria, non importa, avanti per l’onore d’Italia!»

Colpito a morte, trovava ancora la forza di trarre da sotto la giubba una bandiera tricolore, che scagliava in un supremo gesto di sfida contro il nemico, additandola ai suoi soldati perché la portassero avanti.

I “bocia diciottenni” Bornaghi, Luraschi, Morelli, Santi, Sibilia. 

Erano ragazzi dell’Accademia navale di Brindisi, fuggiti per arruolarsi volontari nel Cinquantunesimo Bersaglieri per servire la Patria, per liberare la nazione. Si unirono a quel gruppo di bersaglieri, patirono la fame ed il freddo come gli altri, ma non videro l’Italia libera, caddero tutti  la mattina dell’8 Dicembre nel primo attacco dei Bersaglieri a Monte Lungo.

Dario Sibilia, Bersagliere del LI btg. Bersaglieri A.U.C., appunti trovati nel suo zainetto accanto al corpo.

"Guardo con profondo dolore la situazione nazionale e internazionale della mia Patria e vengo a queste conclusioni. Per il momento bisogna buttare a mare ogni idea di partito, ogni idea personale, per pensare, essenzialmente, a poter salvare il salvabile della nostra Patria….Quindi il comportamento nostro (primo nucleo di forza al loro servizio) deve essere ammirabile, i morti che verranno saranno dei veri e puri eroi, che daranno il loro sangue per questa Patria tanto martoriata ed afflitta"

"La mia vita deve essere spesa esclusivamente al servizio della mia Patria, del mio Re. Per questo, solo per questo, ho lasciato il certo per l'incerto. Voglio combattere, voglio dare anch'io il mio modesto contributo alla mia Patria ridotta in sì pietose condizioni. Voglio incominciare, a diciott'anni, la mia vita al sacrificio, per poi spenderla, sempre e costantemente, per la ricostruzione dell'Italia."


















Non dimenticate.

Vi chiedo una sola cosa:

se sopravvivete a questa epoca non dimenticate.

Non dimenticate né i buoni né i cattivi.

Raccogliete con pazienza le testimonianze di quanti sono caduti per loro e per voi.

Un bel giorno oggi sarà il passato e si parlerà di una grande epoca e degli eroi anonimi che hanno creato la storia.

Vorrei che tutti sapessero che non esistono eroi anonimi. Erano persone, con un nome, un volto, desideri e speranze, e il dolore dell 'ultimo fra gli ultimi non era meno grande di quello del primo il cui nome resterà.

Vorrei che tutti costoro vi fossero sempre vicini come persone che abbiate conosciuto, come membri della vostra famiglia, come voi stessi.

Julius Fucik eroe e dirigente della Resistenza cecoslovacca, impiccato a Berlino l’8 settembre 1943


Agli ultimi fra gli ultimi, buon 25 aprile.

Ass. LI Btg. Bersaglieri AUC "Montelungo 1943"