mercoledì 9 dicembre 2015

La Tessera nr. 1

Alla Prof. Paola Del Din
Medaglia d'Oro al Valore Militare
Socia Onoraria
la tessera numero 1
 
 
 
 
 
 
 
 

lunedì 7 dicembre 2015

Questo nostro modo di onorare e ricordare

Ed eccoci qui, fedeli a quanto abbiamo scritto, lontani da chiacchiere e distintivi,
 
"noi pochi, noi felicemente pochi, noi banda di fratelli"
come scriveva William Shakespeare nel suo Enrico V.
 
Siamo stati in quei luoghi, accanto ai nostri eroi e diciamo nostri a pieno titolo, dato che c'erano i figli di coloro che lì hanno combattuto.
 
E mentre oggi si tolgono i tricolori, si spengono le luci e già si pensa alla prossima festa cristiana o pagana, noi siamo al lavoro, per i prossimi progetti, per continuare ad onorare e ricordare gli eroi di Montelungo, per i prossimi 364 giorni.
La nostra missione non finisce la sera dell'8 dicembre.
 
L'anno che inizia sarà per noi intenso, tanti sono i progetti che ci vedranno impegnati su più fronti.
I nuovi ingressi di tanti soci, del mondo imprenditoriale locale e nazionale, della più antica nobiltà Italiana e di tanta altra gente volenterosa ci daranno la forza per portare a termine tutto quanto ci siamo prefissati.
 
E come i nostri padri ci hanno insegnato, restiamo uniti e lottiamo sempre per l'onore d'Italia.
 
Nel prossimo post le prime foto del nostro modo di onorare e ricordare sempre quell'8 dicembre.
 
 
 
 
 
 
 
 
Il vecchio cimitero dei Cinquantunesimo
 
 
 
I segni dei combattimenti
 
 
 
 
 
 
L'albero che vide la morte di alcuni Bersaglieri del LI
 
 
 
 
E dalla terra ancora una traccia, un bossolo di fucile italiano
 
 
Gli Onori al Gen. Marzollo
 
 
 
Sulla cresta di Montelungo, per onorare e ricordare
 
 
 
 
 
Insieme con Rosolo Branchi, reduce del Cinquantunesimo
 
 
La consegna della prima tessera dell'associazione, rosso cremisi
 
 
 
 
 
 
 
 
 
8 Dicembre 2015,


C'è un modo per onorare i ricordare coloro che combatterono per la libertà della nostra nazione, contro la tirannia del Fascismo e del Nazismo, che non sia solo apparenza ma sostanza?

Sì, c'è!

Possiamo scegliere ogni anno di apparire; di leggere proclami, di diffondere belle frasi, di farci ammirare insomma.... per poi sparire per tutto il resto dei giorni, dopo una bella apparizione.

No! non lo faremo!

Possiamo raccogliere i vostri applausi, sul freddo pavimento del marmo o le vostre smorfie, quando il tempo passa e l'ora del pranzo giunge; quell'ora nella quale con i piedi sotto al tavolo ed un buon bicchiere di vino, si cantano gli inni delle proprie appartenenze e si ricevono gli inviti per votare per questo o quell'altro o si chiede la raccomandazione per qualcosa che ci serve.

No! non lo faremo!

Possiamo sederci sul sagrato accanto a delle targhe di marmo, poste un tempo da reduci di quella battaglia per ricordare i loro fratelli morti ed ora staccate dal muro in virtù di inestetismi estetici che offendono le lacrime di coloro che le hanno posate.

No! non lo faremo!

Pensate allora che siamo soli? Vi sbagliate!
Siamo insieme a coloro che riposano sotto quelle bare di marmo,
insieme a coloro che combatterono per la libertà.
La differenza è che ci siamo sempre, ci siamo ogni giorno, quando il sole sorge ed ogni sera, al tramonto.
Noi ci siamo sempre!

Il nostro messaggio, riprendendo il testo di una canzone religiosa, 

"non è povera voce di un uomo che non c'è, 
la nostra voce canta con un perchè"

Il nostro modo di onorare e ricordare l' 8 Dicembre ci ha portati ieri ed oggi, dove dei giovani di diciotto e vent'anni combattono, ancora oggi, per la libertà.

La libertà dalla droga.

Raccontare l'8 Dicembre dei ragazzi di Montelungo a dei ragazzi che cercano la libertà dalla schiavitù è la più bella manifestazione che si possa fare.

C'è un modo per onorare i ricordare coloro che combatterono per la libertà della nostra nazione, contro la tirannia del Fascismo e del Nazismo, che non sia solo apparenza ma sostanza?

Sì, c'è!

Buon 8 Dicembre a tutti.

Ass. LI Btg. Bersaglieri A.U.C. "Montelungo 1943"
Gruppo Valdinievole "La Libertà è Fatica"









martedì 1 dicembre 2015

Perchè quel Mercatino all'Albaneta?


A volte, leggendo alcune notizie, ci si ferma un attimo a riflettere e ci si domanda “perché?”

In questi giorni “i perché” sono molti; viviamo un momento difficile, con la guerra alle porte, con il terrorismo che minaccia la nostra libertà; i morti di Parigi come quelli del Sinai e di tutti gli innocenti che restano vittime di un idea della società contro la quale abbiamo combattuto la Seconda Guerra Mondiale chiedono un “Perché?”.

Da qualche giorno a queste domande di difficile risposta si è aggiunto un altro quesito, un altro “perché?”.

Perché organizzare  i mercatini di Natale con il bosco incantato nel luogo simbolo della Battaglia di Cassino e del sacrificio di tanti giovani che si sono immolati per la nostra libertà?

La notizia è di questi giorni e sta correndo nel Web, tra la felicità di coloro che non conoscono la storia e coloro che vedono solo il profitto.

“Vuoi far trascorre al tuo bambino una giornata con Babbo Natale nella location magica del bosco incantato e allo stesso tempo godere dello spirito del Natale in un oasi naturale a due passi dalla famosissima Abbazia di Montecassino?”
e poi prosegue 
“ … nei pressi dell’Abazia esiste un luogo incantato che ospita il villaggio di Natale…”

Quel luogo nei pressi dell’Abazia e la fattoria Albaneta, uno dei  luoghi più contesi di tutta la battaglia di Cassino, un luogo che vide centinaia e centinaia di giovani soldati morire per due ideali, un luogo che è intriso del sangue di Tedeschi, Polacchi, Americani, Indiani, Inglesi, Neozelandesi, Nepalesi e mi scuso se ho dimenticato qualche nazione.

Tutto questo per Natale non diventa occasione di riflessione per grandi e piccoli, non diventa, per la prima volta, luogo di riconciliazione interculturale e interrazziale, diventa invece:

Villaggio di Natale,

giocare con il tiro con l’arco,

incontrare Pony e asinelli nani,

ascoltare concerti live,

giocare nel bosco incantato,

visitare il presepe (€3)

Area ristoro

L’annuncio non ha un solo cenno su quel terreno che per mesi fu conteso dagli eserciti di mezzo mondo, con leggerezza si invita la gente a giocare e vivere il Natale sopra una terra che contiene le viscere, le ossa ed i muscoli putrefatti dei soldati dispersi.
Ci domandiamo perché?
C’era davvero quest’esigenza a Cassino?
Ha un significato tutto questo?

A noi non sembra che abbiano messo le case dei puffi nei boschi delle Ardenne, non ci sono gli ombrelloni e le sdraio a Iwo Jima, a Omaha non vendono sulla spiaggia le fette di cocco e le creme abbronzanti.

Che senso ha tutto questo? Qualche anno fa, nel 2007, fu impedito a dei reduci Tedeschi di tornare su quei luoghi per dire una preghiera ed oggi possiamo giocare nel bosco incantato dove morirono i loro fratelli e dove morirono tanti fratelli Polacchi.

Non è un bosco incantato quello dell’Albaneta; è il punto cruciale di una Battaglia durata quasi sei mesi e che ha visto 250.000 tra caduti feriti e dispersi.

L’Albaneta è il simbolo di un immane tragedia umana e l’idea di associarci il Natale poteva essere stupenda se fosse stata fatta con vero spirito di fede Cristiana e di speranza nella pace.
Bastava forse un Albero di natale al centro della pianura, con tante candele, ed una processione di bambini ai quali far capire proprio in questi giorni che cosa vuol dire conquistare la libertà e cosa vuol dire mantenerla, proprio nei giorni in cui si celebra nel mondo Cristiano Dio che si è fatto uomo per abitare in mezzo noi.
Lo zucchero a velo ed il bosco incantato avrebbero avuto un altro sapore per  quei bambini, avremo forse seminato in quelle giovani vite il seme della memoria e del rispetto e lo avrebbero ricordato un giorno ai loro figli ed il sacrifico di quei ragazzi avrebbe avuto un senso a distanza di anni.

Così fa davvero male e proviamo un profondo senso di tristezza per quei reduci Tedeschi, Polacchi, Inglesi, Neozelandesi che da Facebook vedranno quale scempio è stato fatto per il dio denaro.

Per tutti noi, da queste poche righe, un messaggio:
pubblichiamo per tutto Natale su Facebook una caldela accesa con su scritto “ai caduti dell’Albaneta” ogni giorno, per tutto il Natale, tempestiamo e condividiamo tutti una candela, che il loro divertimento sia accompagnato dalle candele accese di tutti i caduti dell’Albaneta, tutti, nessuno escluso.

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