La
direttiva ministeriale del 1935 porta alla decisione di costruire, invece,
motori radiali.
La notizia sconvolge l’ambiente motoristico italiano.Non se
ne comprende la ragione, ma da Roma chiariscono subito : un motore radiale è
meno vulnerabile alle pallottole nemiche.
L’industria italiana aveva
abbandonato questo tipo di motore dopo la prima guerra mondiale in quanto, con i
mezzi a propria disposizione, non era riuscita a costruire motori di grande
potenza e così si era messa a costruire motori in linea. L’aereo di Agello ne ha
addirittura due di motori, collegati da un albero motore, per una potenza di
3000 cavalli complessivamente.
Dopo questa direttiva le industrie italiane
devono partire da zero.
Non avendo materiali di questo tipo nei depositi,
decidono per l’acquisto di motori radiali dall’estero per poi in seguito
costruirli su licenza.
L’aereo italiano da caccia fino a quel momento è il
CR32.Un caccia con motore in linea da 600 cavalli.Biplano, ma armato con 4
mitragliatrici ; 2 da 12,7 mm e 2 da 7,7 mm.
Questo armamento è il migliore
di cui può disporre un caccia in quel periodo.( Il monoplano ME 109 B è armato
con 3 mitragliatrici leggere)
Grazie alle importazioni dall’estero e ai
motori costruiti su licenza nasce il CR42.Sempre biplano, ma con un motore da
840 cavalli. Se il motore risulta potenziato, l’armamento invece risulta
diminuito.Infatti il nuovo caccia è armato con solo 2 mitragliatrici da 12,7
mm.
Si corre ai ripari.
Nascono due aerei monoplani e con carrello retrattile.Sono il G.50 e il MC.200.
Questi aerei hanno lo stesso motore del caccia CR42, e purtroppo anche la stessa velocità.Questa non è una nota lieta in quanto si sperava che, passando dalla formula biplana a quella monoplana, gli aerei costruiti potessero guadagnare in velocità.
Questo non avviene e i due nuovi nati sono anche afflitti da problemi che il CR42 non presenta ; quali la pesantezza strutturale e la minore affidabilità del motore.
L’entrata in guerra coglie l’Aeronautica italiana in preda alla ripresa dopo la guerra di Spagna, nella quale aveva colto molti successi, però dovuti sia all’imperizia dei piloti avversari che alla vetustà delle macchine di volo.
I circa 600 caccia italiani sono principalmente di 3 tipi : CR42, G.50 e MC.200.
Hanno in comune il motore e l’armamento, ma il fatto di essere già 3 come tipi, quando ne sarebbe bastato uno solo, complica la fragile linea logistica italiana.
La
guerra contro la Francia segna l’ingresso in combattimento dei CR42.I quali
hanno vita facile finquando colpiscono bersagli a terra, ma l’incontro con la
caccia francese ridimensiona la realtà.
I caccia francesi sono i DE520,
caccia monoplani armati di 4 mitragliatrici e 1 cannoncino.
I caccia italiani,
pur in superiorità numerica, rimediano solo meschine figure.La breve durata
della guerra esclude guai peggiori e le condizioni dell’armistizio fanno avere
all’Italia parte di questi caccia.
Ma in Italia, non s’impara la lezione e i
caccia francesi, invece di essere un chiarimento di tecnica costruttiva,
verranno affiancati ai caccia italiani quali supporto.
Il tardo 1940 fa
debuttare l’Aeronautica italiana in altri due teatri operativi : la battaglia
d’Inghilterra e l’invasione d’Egitto.
La missione contro l’Inghilterra fu
decisa da Mussolini per motivi di prestigio, in quanto riteneva che se la
Luftwaffe bombardava l’Inghilterra, l’Italia non poteva restare in
disparte.
Viene allestito un corpo di spedizione.Caccia come il CR42 e il G50
si preparano ad affrontare i più insidiosi e non solo caccia inglesi, quali lo
Spitfire e l’ Hurricane.
Spitfire
Hurricane
Gli esiti del mese di combattimenti aerei, nei quali
gli aerei italiani affrontano anche il clima ostile, sono negativi e gli inglesi
arrivano a catturare piloti italiani atterrati in Inghilterra per termine del
combustibile.
Questa campagna militare si conclude e ne inizia una nuova :
l’Egitto.
Anche qui il clima comanda e gli aerei italiani devono vedersela in
condizioni difficili senza averne l’equipaggiamento idoneo.
Risulteranno
aerei perduti più per il clima che per le azioni nemiche.
La campagna di
Egitto termina a Sidi el Barrani e da lì non si muoverà fino alla controffensiva
britannica.
Un’ altra campagna militare si inserisce a complicare questo
fosco quadro. La campagna di Grecia, una campagna senza gloria e con soli lutti
e dolore.
L’anno si conclude con la flotta italiana decimata a Taranto da
attacco aereo inglese e con crisi in Grecia.
L’industria che aveva costruito
il MC.200 interviene di propria iniziativa e così acquista alcuni motori
tedeschi, che al contrario di quelli italiani sono in linea, e con quelli
rimotorizza gli MC.200.Nasce così il MC.202. Pulito, filante, veloce, ma con il
vecchio difetto degli aerei italiani del tempo : l’armamento.Anch’esso manterrà
le 2 mitragliatrici da 12,7 mm.Questo in nome della manovrabilità, ma che lo
renderà inferiore ai caccia inglesi che volano in quel periodo.
Il nuovo
caccia non verrà impiegato immediatamente al fronte.Verrà munito di filtri
antisabbia per il deserto e quest’operazione lo farà entrare in azione dopo
l’arrivo in Africa di Erwin Rommel, il quale era intervenuto su ordine del
Comando Supremo tedesco preoccupato della disfatta italiana.
Il nuovo caccia,
una volta attato per combattere in Africa, dato alle mani di piloti esperti si
dimostra valido e così gli aerei italiani possono trionfare sui caccia
avversari.
Un ostacolo di natura non tecnica si contrappone agli aerei
italiani.Questo è la produttività delle industrie italiane.Le industrie italiane
non riescono a produrre più di 40 MC.202 al mese, mentre i vari fronti ne
reclamano molti di più e in più i motori italiani costruiti su licenza, dato che
i tedeschi non potevano dare motori a getto continuo agli italiani, si
dimostrano inferiori e con problemi tipici dei motori italiani, quali
l’affidabilità e l’autonomia.
Tuttavia non si trova soluzione e i prototipi
che nascono in quel periodo non portano altro che sottrazione di tempo e
risorse, i quali erano carenti per le industrie italiane.
Si ricorre ai
caccia francesi di preda bellica, ma i risultati sono negativi.L’assenza di
parti di ricambio e il miglioramento tecnologico dei caccia britannici rendono
tali aerei superati.
L’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America porta
nuovi mezzi agli inglesi, anche se al momento non decisivi sui cieli del
Mediterraneo.
Gli aerei italiani devono coprire il cielo delle truppe
impegnate nel deserto e il cielo dei convogli navali che riforniscono le truppe
combattenti in Africa, ma come detto la scarsa produttività delle industrie non
permette facilità nei due compiti gravosi di cui di deve occupare
l’Aeronautica.
Per vedere un caccia italiano armato di cannoncino si deve
arrivare al 1943.Ma è tardi.Troppo tardi.
Migliorano sia il G.50 e diviene
G.55 (armato con 2 cannoncini e 2 mitragliatrici) sia il MC.202 che diviene il
MC.205 (armato con 4 cannoncini).
Fiat G55 Centauro
Macchi MC 205
Questo progresso avviene grazie,
nuovamente, all’acquisto di motori tedeschi, i quali rendono gli aerei italiani
in condizioni migliori contro i caccia anglo-americani.
Si giungerà,
all’armistizio, senza che i nuovi caccia siano stati distribuiti in numero
sufficiente ai reparti.
Scarsa produttività delle industrie, direttive
governative errate, gap tecnologico rendono gli aerei italiani inferiori ai
rivali stranieri.Non si deve ritenere che, l’industria italiana non sapesse
costruire, ma di fronte ad un sistema governativo che voleva tutto senza tener
conto di come poteva ottenerlo, anche un’industria diversamente operativa
sarebbe stata in difficoltà, così come la fu l’industria tedesca.Questa è
un’altra storia e non è tema di questo articolo.
Autore: Edizioni
Bizzarri Roma
Titolo: Aerei italiani nella seconda guerra
mondiale