giovedì 11 dicembre 2014

La memoria "prêt-à-porter", questa bella novità, tutta Italiana, che salva l'apparenza

Quelle che inseriremo alla fine di questo Post sono due immagini che parlano più di mille parole, sono due immagini che raccontano, meglio del miglior narratore, a che livello è arrivata la memoria in Italia.
Raccontano, in maniera indelebile, quello che ci vorrebbero far passare per Onorare e Ricordare.
Chiaramente se l'idea o il gesto che vi raccontiamo non fosse condizionato da fatti storici e dal sacrificio di tante vite per ideali di libertà diremmo che ognuno è libero di pensarla come vuole e di agire come vuole, ma c'è di mezzo il rispetto degli altri... già gli altri, ma chi sono questi altri?
 
Questi altri, sono i reduci?
 
Un reduce, secondo il Dizionario Garzanti è:
 
pl. -ci
che, chi è ritornato da poco nei suoi luoghi dopo aver svolto o essere stato coinvolto in un’attività, una situazione rischiosa lontano da essi; in particolare, che, chi è ritornato da una guerra: essere reduce da una brutta avventura; i reduci dalla prigionia; un raduno di reduci di guerra | che, chi è uscito da un’esperienza difficile, sgradevole: è reduce da una seria malattia

Etimologia: ← dal lat. redŭce(m), deriv. di reducĕre ‘ricondurre’, comp. di re- ‘indietro’ e ducĕre ‘condurre’.
 
Quindi, appurato chi è un reduce e considerato che stiamo parlando della Seconda Guerra Mondiale, si tratta di persone che sono tornate dalla Guerra, dopo averla fatta.
A noi non importa se vinta a o persa, hanno obbedito a degli ordini, onorato la propria patria ed il proprio giuramento.
 
E cosa fanno i Reduci quando tornano e quando di nuovo c'è la pace?
Normalmente si ritrovano tra di loro, creano associazioni e poi, come gesto immediato, si ricordano dei loro compagni caduti in battaglia, di coloro che non ce l'hanno fatta.
Vivono la loro esistenza nel ricordo dei momenti vissuti accanto a soldati che diventavano amici nel più profondo del significato, erano gli amici che ti coprivano le spalle, gli amici che dividevano il pane o la sigaretta, gli amici che hanno visto gridare e morire a volte dilaniati a volte con un solo piccolo foro da cui non usciva nemmeno sangue.
Questo rapporto di amicizia, che si forma in battaglia, questo donare la propria vita all'altro, questo aiutarsi reciprocamente nelle difficoltà, crea un unione che noi non possiamo capire.
Vedere il nemico che ti sta per uccidere e poi vederlo cadere, perché un fratello in armi è arrivato in tuo aiuto, crea un legame che noi non possiamo percepire.
Negli occhi lucidi di un Reduce scorrono milioni di immagini, belle e brutte, scorrono le atrocità e i gesti eroici, scorre il dolore, scorre la forza, scorrono i ricordi, le parole, le grida, scorre il sangue che sa di polvere da sparo tanto ne hanno respirata i polmoni.
 
I reduci, quando si ritrovano, vanno nel luogo dove riposano i loro fratelli caduti, che noi chiamiamo Sacrario.
 
Secondo il Dizionario Treccani, al punto 3, il Sacrario è:
 
3. Cappella o ambiente in cui sono raccolti i resti o i ricordi di persone benemerite della patria: il s. dei caduti.
Resti o Ricordi....
 
E quale ricordo migliore che una targa, posta da coloro che sono tornati, che rende gli onori a coloro che sono caduti?
E' un messaggio; "noi siamo qui, siamo salvi, ci siamo ancora, grazie per quello che avete fatto".
E' un messaggio che rimane, è un messaggio che fa capire a tutti che nulla è andato perso di quella esperienza, fa capire che ci sono persone che ricordano e che onorano; è un segno, un graffio sulla roccia, che resta indelebile nel tempo.
 
we well remember, "noi ricordiamo bene" scrivono gli Inglesi, per i loro caduti della Prima Guerra Mondiale, lo scrivono in centinaia di targhe che mettono ovunque a ricordo di quello che è stato e per coltivare la memoria, affinché resti.
 
E noi?
 
Noi, preoccupati dal proliferare di targhe, che possono deturpare l'immagine dei nostri Sacrari, le facciamo togliere a monito di tutti!

Che nessuno deturpi con i ricordi il bianco marmo dei sacrari! 

E giù con i martelli a togliere targhe poste dopo la guerra. Martellate sui ricordi dei reduci dei Bersaglieri, degli Alpini della Julia, dei reduci della Folgore, martellate ai reduci della marina e dei fanti tutti.
 
Hanno combattuto contro le manganellate di ieri e vedono ricevere martellate oggi sui loro ricordi, attaccati in un sacrario.
Il destino di questi soldati non cambia; mandati in una guerra più grande di loro, con mezzi e risorse scarse, abbandonati in Russia, abbandonati in Africa ed in Grecia, sono sopravvissuti in pochi e vogliono lasciare un ricordo di ottone del loro passaggio, ricordarsi dei vivi e dei morti, prima di scomparire per sempre anche loro.
 
Senza queste targhe non sapremo più, perderemo la memoria del loro passaggio, della loro esistenza dopo la guerra, i ragazzi che verranno domani, non sapranno che sono tornati da quell'immane tragedia, ma soprattutto vedranno che negli anni non è passato nessuno...

In aiuto a tutto questo chi ha fatto togliere le targhe, chi ha deciso di martellare, chi considera orpelli fastidiosi quei riquadri di ottone ed è preoccupato se dei bambini delle elementari magari decidono di mettere una targa per i propri nonni, dopo averne studiato la storia, acquista dei cavalletti, come Armani telefona alle modelle, li sceglie belli e robusti e poi, poco prima della manifestazione, quando arrivano tutti i reduci, ci pone sopra le targhe staccate, così sono contenti e la piantano di frignare e piangere.
 
Si muovono queste targhe sul sacrario, "stanno meglio qui?" "o forse qui?" " se mi metto seduto qui si vedono?" "vengo bene in foto?" ...
 
E come le modelle sulla passerella le vediamo sfilare, dietro ai reduci, seduti ormai in pochi.
Dai, ancora un paio di anni e non serve più di farle uscire, nessuno si ricorderà di loro e se qualche rompiscatole le chiede ancora, e le vuole rivedere, le rifacciamo sfilare.
 
Grazie, veramente geniale, la memoria "prêt-à-porter" il "made in Italy" apprezzato in tutto il mondo.
 
blogger
 

 
 
 
 
 
 
 
 

mercoledì 10 dicembre 2014

Auf Wiedersehen Joseph Kleyn!

Carissimi,
apprendiamo della scomparsa di Joseph Kleyn, Presidente dell'Associazione Paracadutisti Tedeschi di Montecassino, con cui passammo una memorabile giornata il 20 maggio 2007 visitando i luoghi più significativi della battaglia di Cassino e poi al Sacrario Militare Italiano insieme a Douglas Lyne, Presidente dell'Associazione Veterani d'Europa.
Erano presenti numerosi dei nostri Reduci e due del 67° Fanteria. Fu commovente per chi vi assistette vedere Reduci Inglesi, Tedeschi ed Italiani parlare di pace e fratellanza, e "Jupp" ha lasciato un ricordo indelebile in tutti noi. Lo salutiamo per l'ultima volta con l'affetto ed il rispetto dovuto ad una persona eccezionale.
 
Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
foglia appena nata
Nell'aria spasimante
involontaria rivolta
dell'uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli
 
(Giuseppe Ungaretti, 15 luglio 1916)
 
 



mercoledì 26 novembre 2014

"Giornali di Guerra"


Giornali di Guerra è un piccola selezione, di quel mondo vastissimo, che sono stati i giornali nel periodo che va dal 1939 al 1945. I giornali, insieme con la radio, furono gli unici mezzi di comunicazione di quel periodo, se togliamo i comizi di piazza e le grandi adunate.
I giornali segnarono, in quei 2500 giorni di guerra, il preludio, gli annunci, le invasioni, gli attacchi più importanti e le morti decisive per l’intero pianeta, fino a raccontare la gioia della vittoria e le speranze del nuovo mondo che nasceva dalle rovine di quella guerra.
Ogni giorno del nostro recente passato, di quel secondo più grande conflitto mondiale, viene raccontato nei titoli in prima pagina e negli articoli dai vari corrispondenti di guerra.
Giornali di Guerra raccoglie alcuni di questi giornali; sarebbe infatti impossibile averli tutti, anche se questo è il sogno di ogni collezionista e la raccolta ha un occhio particolare ai fatti Italiani ed Europei.
Come spesso accade la passione nasce per un occasione o un regalo e fu proprio dal regalo di una copia rarissima del giornale “Risorgimento”, che potete vedere nella mostra, che è nata la voglia di ricercare altre copie dei giornali di quel periodo e, attraverso la ricerca di queste, scoprire un mondo vastissimo di antiquari e collezionisti che vendono, scambiano, acquistano, copie dei giornali di guerra pubblicati in tutto il mondo in quel periodo.
A distanza di anni, all’interno di questo gruppo virtuale di amici collezionisti ed antiquari, continuano ad uscire copie interessanti e titoli in prima pagina che ricordano fatti politici e bellici di quel periodo e che si vorrebbe possedere e conservare, per renderle fruibili, attraverso mostre, alle nuove generazioni.
Il grande spirito che anima questo tipo di collezionismo è la conservazione della memoria, una nazione ed un popolo non possono perdere la propria memoria, perché di fatto perderebbero il loro presente ed il loro futuro ed i giornali sono una parte importante di questa memoria.
Mai come in questo periodo, di grandi unioni comunitarie, di grandi social network, di globalizzazione e di libera circolazione delle idee, si nota la perdita totale della memoria, o almeno di quella parte della memoria che non è utile allo scopo economico unico di questa parte di inizio secolo, il massimo profitto di pochi a discapito dei molti.
Una certa memoria quindi non è utile al progetto finale e diventa marginale.
Se dimentichiamo che una volta si lavorava 12 ore al giorno con paghe bassissime e senza diritti, per le nuove generazioni non sarà un trauma ritornare all’Ancient Régime, sembra essere questo il messaggio di fondo per le società che decidono di perdere una parte della memoria, forse quella scomoda.
Sta a noi cercare di rompere questo progetto, restare vivi, conservando la memoria di coloro che ci hanno preceduto, negli errori e nelle cose giuste, nelle vittorie e nelle sconfitte, per fare in modo che non accada mai più e per mantenere e migliorare la condizione dell’uomo, che si è battuto, 70 anni fa, per non essere schiavo di un soggetto visibile e tangibile ed oggi rischia di tornare schiavo di un’entità invisibile che in maniera ripetitiva chiama “crescita economica” e che altro non è che una guerra per la conquista del mondo.
Un grande ringraziamento al Comune di Castel Madama e all’assessore Roberto Efficace che ha creduto in questa mostra, alle persone che hanno collaborato alla preparazione, alle associazioni che hanno dato il loro supporto ed in particolare a Rita Lorrai e Giuseppe Cola, senza di loro la mostra Giornali di Guerra non ci sarebbe stata.
Grazie

Luigi Settimi
socio dell'ass. LI° Btg. Bersaglieri "Montelungo 1943"
socio dell'ass. HighWay Six Veicoli storici militari d'epoca
socio dell'ass. Historicus, museo storico di Caspoli (Ce)