mercoledì 24 gennaio 2018

Giornate della Memoria - Il muro dei Paracadutisti -

Un anno fa pubblicai questo post, preso dall'emozione di quello che avevo letto nella notte.
Nei giorni della Memoria lo ripropongo alla lettura.


....Quello che vi riporto stanotte è il miglior riassunto di quello che accadde nel campo di concentramento di Mauthausen. Perchè, vi domanderete, pubblico questo post oggi? E vi rispondo con molta semplicità che avevo voglia di condividere con voi, che ci seguite su questo Blog, lo stato d'animo di chi chiude un libro che parla di Mauthausen e della "scala della morte" o per alcuni del "muro dei paracadutisti"... e resta in silenzio a guardare le travi di legno del soffitto mentre bagna con le lacrime il cuscino. 
Poi si alza, accende lo scaldino ed in piena notte inizia a cercare informazioni, foto, su quello che accadde in quel campo di concentramento.


« Fortezza... Contemporaneamente fortino e acropoli, muraglie gigantesche. Granito e cemento armato dominanti il Danubio: strani speroni coperti da cappelli cinesi; fili spinati e porcellana intreccianti un'insuperabile rete elettrica di protezione. Sì! La più formidabile cittadella costruita sulla Terra dal Medio Evo. Mauthausen. Mauthausen in Austria. Mauthausen dai 155.000 morti. »
(Christian Bernadac 1977, p.18.)


Per onorare e ricordare...  


« Nell'ultimo tratto della strada tra l'ingresso del campo e i primi gradini della scala che scendeva nel baratro della cava, c'era una discesa assai ripida. Questa, in inverno, era spaventosa perché il terreno gelato assomigliava a una pista di pattinaggio e le suole di legno degli zoccoli, sul ghiaccio, sembravano lamine di pattini. Le numerose scivolate erano drammatiche poiché, nella confusione generale, alcuni perdevano l'equilibrio e cadevano verso sinistra, cioè verso il precipizio, e la voragine della cava li inghiottiva dopo una caduta verticale di cinquanta o sessanta metri; invece, quelli che partivano in scivolata verso destra, oltrepassavano la zona proibita e i tiratori scelti aprivano il fuoco su quei fuggiaschi. »
(Christian Bernadac, I 186 gradini, pag.10, op.cit.)

« [....] e c'era una scalinata con centottantasei gradini. Scavati nella pietra! Si andava su e giù per 'sta scalinata. In fila per cinque. Si arrivava giù, si prendeva una pietra ciascuno. Si aspettava che tutti fossero in fila, poi si tornava su, tutti in fila insieme, con le pietre. Bisognava stare attenti di prendersi una pietra che non fosse troppo piccola, perché se vedevano te ne davano poi una grossa. E quella non riuscivi neanche a sollevarla! Così ci lasciavi la pelle a suon di bastonate. Su e giù da ‘sta scalinata. Quando uno cadeva non si alzava più. Quella era la cava di pietre, centottantasei gradini. »
(René Mattalia - matricola 82423)

In totale si stima che il numero di prigionieri che transitò a Mauthausen e in tutti i suoi sotto-campi sia stato di oltre 200.000, molti dei quali furono impegnati nel lavoro alle cave di pietra, usate perlopiù come Kommando di punizione verso deportati indisciplinati o "irriducibili".
Un giorno, durante una sua visita alla cava, Himmler ordinò di caricare una pietra di 45 chili sulle spalle di un deportato e di farlo correre fino a che morisse. Osservò l'agonia del detenuto, quanto tempo ci mise a spirare e trovò che questo metodo si era mostrato "efficace", e così Himmler ordinò di costituire una compagnia di disciplina che utilizzasse questo metodo di eliminazione; dei detenuti che cadevano morti sfiniti si scriveva successivamente sui registri del campo: "uccisi durante un tentativo di fuga".
Nella cava di Mauthausen, la Wiener-Graben, si estraeva il "granito viennese" che poi veniva tagliato, sempre nella cava, in blocchi squadrati da costruzione. Il lager di Mauthausen fu edificato trasportando a mano centinaia di migliaia di queste pietre sulla lunga via che collegava la cava al campo, situato in cima a una collina adiacente; quella strada era chiamata Blutstrasse, la "Via di sangue".
Migliaia di detenuti caddero sfiniti e morirono durante la costruzione della fortezza, recinta su 3 lati da un muraglione largo 2 metri e alto, in alcuni punti, fino a 8 metri.
Il primo tratto di collegamento tra la cava e il lager era un'altissima scala in pietra di 186 gradini che, superando un dislivello di 50-55 metri si raccordava in cima alla cava con la lunga strada che portava al campo, nota come la "Scala della morte".
Raggiunta la strada vi era, sulla destra di chi saliva, un vertiginoso abisso formato da una parete verticale di roccia, senza alcun parapetto di protezione; era chiamato il "Muro dei paracadutisti" con sarcasmo macabro dagli aguzzini, dove i paracadutisti altri non erano che gli sventurati di turno che vi venivano precipitati e le pietre che avevano portato fin lassù, il loro ironico "paracadute".
Le SS vi gettavano sovente i detenuti che avevano portato su una pietra, secondo loro, giudicata troppo piccola; questo per le SS era considerato sabotaggio e il "lavativo" soprannominato paracadutista, punibile con la morte. Vi gettavano anche i deportati che vedevano nello stadio finale di logoramento fisico; alle SS bisognava sempre dimostrare di poter lavorare almeno per un giorno in più, se non si voleva finire subito al crematorio.
Una volta, racconta il Pappalettera nel suo libro "Tu passerai per il camino", un prigioniero morì bene; si abbracciò a una SS precipitandosi con lei nel baratro. Da allora le guardie controllarono la salita dei reclusi dall'altro lato.
I prigionieri, già esili e denutriti, dovevano trasportare grossi blocchi di pietra, pesanti fino a 50 chilogrammi con zaini di legno legati alle spalle, sopra i 186 scalini di questa Scala, ben sapendo che semmai fossero arrivati sopra, li attendeva l'incognita delle SS del Muro dei paracadutisti; si organizzavano grosse schiere di deportati caricati di tali massi che salivano in processione la scala in un equilibrio precario e assai critico, dove un passo falso voleva dire scatenare un tragico domino di sassi, sangue e morte.
Spesso la scala era usata come strumento di sterminio. Si avvertivano le guardie che serviva un certo numero di morti per il crematorio (la mortalità dei campi era tenuta sotto controllo costantemente dal potere centrale a seconda delle esigenze di spazio per nuovi arrivi) e allora le guardie spingevano giù i primi prigionieri che avevano raggiunto la sommità dalla scala; quelli cadevano all'indietro con le pietre trasportate colpendo le file di deportati che seguivano e quelli a loro volta le file successive e così via, in un massacro di birilli umani; la scala, raccontano testimoni, si tingeva di rosso del sangue delle vittime.
Eppure anche veri paracadutisti vi trovarono la morte. Vincenzo e Luigi Pappalettera nel loro quaderno "Mauthausen, Golgota dei deportati" scrivono:
"Il «Kugel Erlass» (decreto pallottola) prescrive che i paracadutisti alleati, i cosiddetti lavoratori liberi che disertano il lavoro e i militari che fuggono dai campi di concentramento devono essere mandati a Mauthausen per essere uccisi con un colpo alla nuca.
Il 5 settembre 1944 portano a Mauthausen 47 paracadutisti olandesi, inglesi e americani che avevano tentato la fuga. Ebbene, Ziereis non obbedisce a questo già feroce regolamento, che contravviene gli accordi di Ginevra: raduna i 47 prigionieri sull'Appelplatz, li fa radere e ne rade uno egli stesso provocandogli vaste ferite. Poi fa scrivere sul loro petto il numero di matricola, cerca ogni pretesto per picchiarli, li schernisce, dicendo che tra poco faranno di nuovo i paracadutisti. Le vittime non sanno ciò che Ziereis ha in mente. Il suo fido vice, il capitano Bachmayer, aizza il cane «Lord» contro un giovane dal portamento vigoroso che perde i sensi per un profondo morso all'avambraccio destro. Poi, Ziereis ordina alle SS e ai Kapo di portare i paracadutisti alla cava. Invita ufficiali e sottufficiali SS e le loro mogli ad assistere al macabro spettacolo. I paracadutisti a piedi nudi sono costretti a trasportare pesanti macigni su per la scala della morte, incitati a far presto con calci negli stinchi e bastonate. In cima ai 186 scalini devono scaricare le pietre e correre giù a prenderne altre. Sono uccisi tutti durante quel pomeriggio e il mattino successivo. Chi a fucilate dalle SS che si divertono a vedere rotolare giù l'uomo colpito e la sua pietra per constatare quante altre cadute provoca: un tragico gioco ai birilli umani; chi è gettato nel baratro dal «muro dei paracadutisti», chi cade stremato. Alcuni prigionieri affrettano la propria fine correndo verso le sentinelle per essere fucilati. 
Uno di loro, per porre fine a quella disumana sofferenza grida: 
«Sentinella, spara. Sono un ufficiale, mira diritto al cuore»".

fonte dati: wikipedia
















lunedì 8 gennaio 2018

Buon 2018 a tutti.

Ci stavamo chiedendo, sul finire del 2017, quale futuro per tutti noi e per la nostra voglia di onorare e ricordare.
Il giorno dell'8 dicembre, partii dall'albergo per Montelungo con la certezza di quale fosse la mia strada e quale il mio vessillo.
Onorammo e ricordammo quei ragazzi che avevano l'Italia nel cuore... ma poca Italia c'èra ad onorarli e ricordarli.
Ci siamo lasciati con desideri e malinconia, forse più malinconia... troppo poco c'è intorno, la gente è distratta, ama le cose e usa le persone, mentre dovrebbe fare l'inverso.
Un sindaco qualche tempo fa mi disse "c'èra poca gente a quella commemorazione, ma se non metti in un evento qualcosa da mangiare non viene nessuno".
Aveva ragione, ma lui e noi abbiamo nel cuore di ricordare chi ha patito la fame... ed osservare quella situazione era terribile.
Un amico sulla metro esordì dicendo "ma l'otto dicembre invece di andare ai mercatini di Natale te ne vai per sacrari..." "eh già" gli risposi, "ogni anno si deve fare".

I pensieri di ciò che si deve fare affollavano la mente ma lo sguardo sulla nazione che ci circonda lasciava sgomenti ed i dubbi erano traccianti nella notte, li vedi, ma sai che dietro ci sono altri tre proiettili che corrono.

Il Blog è restato volutamente in silenzio... un silenzio di riflessione per capire dove siamo e dove vogliamo andare; per dirigere gli sforzi fisici ed economici in direzioni bel definite che non devono essere necessariamente per le grandi masse, ormai utilizzate solo per produrre a basso costo e consumare sempre di più per cercare la felicità.. (di chi produce i beni).

A Natale ognuno è rimasto nei suoi pensieri, tra i suoi familiari a vivere l'avvento, per chi crede. Giornate felici e spensierate che hanno il suo epilogo nel giorno dell'Epifania.

Nelle passeggiate di questi giorni i viali erano sempre brevi per tutto quello che volevo pensare e per i progetti che mi correvano per la mente: continuare? fare di meno? e per cosa? per chi? 

Per Me, per gli amici dell'associazione e per tutti coloro che hanno a cuore questa missione, che la sentono nel profondo del cuore, ogni istante è buono per fermarsi e ricordare; per pensare a cosa fare domani; per continuare, per andare avanti e ci si pongono sempre domande....

Il bambino con il fumetto di Super Eroica è sempre li che legge, sulle scale della scuola media Kennedy nelle mattine calde di luglio.
Chiedevo i soldi a mia madre e raggiungevo, da via del Lauri 48, piazza dei Mirti, dove c'èra il giornalaio; passavo davanti al cinema California, dove chiedevo a mio nonno di accompagnarmi a vedere i film che mi piacevano, quasi sempre di guerra e poi tornavo indietro con il mio trofeo, il fumetto di Super Eroica. 

Ricordo ancora le mani sudate su cui rimaneva l'inchiostro nero delle pagine e quell'odore di carta vecchia scadente.
Mi sedevo sulle scale di marmo di fronte alla scuola Kennedy, dove facevo le medie, perchè lì c'èra l'ombra e si poteva leggere al fresco e subito dopo il mondo intorno a me spariva, erano solo i racconti di guerra, le gesta degli eroi, gli scoppi, gli aerei e mia madre che urlava il mio nome dal balcone del secondo piano per chiamarmi all'ora di pranzo, continuavo a leggere anche sulle scale di casa, fino alla porta socchiusa, dove per prima cosa, una volta entrato, mi dicevano di lavarmi le mani da quel nero dell'inchiostro.

Quel bambino è sempre lì ogni volta che con la mente lo rivedo, sta leggendo Super Eroica, si ferma, mi guarda, mi sorride e dal labiale capisco quello che mi dice "non fermarti, vai avanti, dammi un'altra storia da leggere..."

E cosi, come la notte del 24 dicembre, ho deciso di uscire, di sentire che aria tirava in giro e di chiamare gli amici più cari, i fratelli con cui si combatte, in tempo di pace, la guerra contro chi ci vuole per forza ignoranti per venderci tutto quello di cui non abbiamo bisogno.

Tante persone mi hanno fermato per i saluti e tante mi hanno chiesto un consiglio per organizzare qualcosa di bello nel paese, progetti che forse decolleranno, ma conta la voglia di fare che qualcuno dimostra di avere.

L'associazione Linea Gotica Pistoiese Onlus ha già stilato il programma del 2018 e tutti gli eventi nei quali vuole esserci, per Onorare e Ricordare e si preannuncia molto bello.

L'associazione LI° Btg. Bersaglieri ha già il suo programma per il 2018, saranno cose belle e importanti su cui stiamo già lavorando.

Il progetto Der Funker per i ragazzi delle elementari procede con nuovi appuntamenti, grazie ad un gruppo di super professionisti nel settore e amici fraterni.

Il piccolo progetto di rievocazione storica di una tenda di primo soccorso (First Aid) di un plotone US Army procede grazie anche a fantastici amici conosciuti strada facendo e avremo tanti argomenti da raccontare ai visitatori che vorranno venire a vederci.

Anche per il 2018 lanceremo i nostri messaggi, lasceremo piccole tracce per quei pochi che le rintracceranno e ci seguiranno, lo dobbiamo fare;  per il padre che tiene per la mano il bambino e lo porta nel cimitero militare a trovare il nonno, per la figlia che vuole sapere del padre caduto in combattimento, per coloro che hanno meritato una medaglia, per i reduci che ci hanno lasciato in questi anni ringraziandoci per quello che stavamo facendo e chiedendo solo di proseguire nell'informazione e nel ricordo.
Per tutte le croci bianche che meritano rispetto, per le bandiere che sventolano libere negli stati liberi, per tutti coloro che fanno ancora domande su quello che è stato e poi ragionano su quello che è ora.
E per gigi, quel bambino con i calzoni corti ed i sandali, perchè non posso lasciarlo senza una storia da leggere... 

Buon anno a tutti, si parte.

Luigi, blogger


















venerdì 22 dicembre 2017

La vostra gloria, nei nostri cuori, anche a Natale.




Diedero i loro corpi per il bene comune e ricevettero, nel ricordo di ognuno di loro una lode che non verrà mai meno e con essa il più maestoso dei sepolcri: non quello dove riposano le loro ossa, ma una dimora nella mente degli uomini dove la loro gloria rimarrà per sempre

Pericle 

Buon Natale
noi non dimentichiamo...
siete presenti nella nostra mente..
e nei nostri cuori.