sabato 24 ottobre 2020

Ricordo di Leone Orioli



Leone Orioli
LI Btg. Bersaglieri A.U.C.
Nell'anniversario della sua ascesa in cielo 
tra gli eroi Italiani del Secondo Conflitto Mondiale




Nel silenzio, nella sofferenza, nell'amore per la Patria e per la Libertà, avete combattuto una guerra di Liberazione ed una guerra Civile, soli, contro tutto e contro tutti e avete vinto.
La Nazione dovrebbe onorare e ricordare ogni giorno il vostro sacrificio.

Per Te... 
nel giorno in cui sei salito in cielo, tra gli eroi di tutte le battaglie, ti dedichiamo il discorso che Abramo Lincoln fece il pomeriggio del 19 novembre 1863, durante la guerra di secessione americana, alla cerimonia di inaugurazione del cimitero militare di Gettysburg, 4 mesi e mezzo dopo la battaglia.


« Or sono sedici lustri e sette anni che i nostri avi costruirono su questo continente una nuova nazione, concepita nella Libertà e votata al principio che tutti gli uomini sono creati uguali. Adesso noi siamo impegnati in una grande guerra civile, la quale proverà se quella nazione, o ogni altra nazione, così concepita e così votata, possa a lungo perdurare.
Noi ci siamo raccolti su di un gran campo di battaglia di quella guerra. Noi siamo venuti a destinare una parte di quel campo a luogo di ultimo riposo per coloro che qui dettero la loro vita, perché quella nazione potesse vivere. È del tutto giusto e appropriato che noi compiamo quest'atto. Ma, in un senso più ampio, noi non possiamo inaugurare, non possiamo consacrare, non possiamo santificare questo suolo.
I coraggiosi uomini, vivi e morti, che qui combatterono, lo hanno consacrato, ben al di là del nostro piccolo potere di aggiungere o portar via alcunché. Il mondo noterà appena, né a lungo ricorderà ciò che qui diciamo, ma mai potrà dimenticare ciò che essi qui fecero. Sta a noi viventi, piuttosto, il votarci qui al lavoro incompiuto, finora così nobilmente portato avanti da coloro che qui combatterono.
Sta piuttosto a noi il votarci qui al grande compito che ci è dinnanzi: che da questi morti onorati ci venga un'accresciuta devozione a quella causa per la quale essi diedero, della devozione, l'ultima piena misura; che noi qui solennemente si prometta che questi morti non sono morti per nulla; che questa nazione, guidata da Dio, abbia una rinascita di libertà; e che l’idea di un governo del popolo, dal popolo, per il popolo, non abbia a perire dalla terra. »

Abramo Lincoln

Traduzione italiana del discorso riconosciuta dalla Biblioteca del Congresso di Washington.

Non ti abbiamo dimenticato Leone!


martedì 8 settembre 2020

9 settembre 1943


Prefazione

Il 9 settembre 1943 il LI Btg. d'Istruzione si trovava presso l'Aereoporto di Palese Macchie (Bari) in funzione antiparacadutisti. Aveva retto senza defezioni alla notizia dell'armistizio di poche ore prima e conduceva la sua normale attività quando nel pomeriggio pervenne al Comando la richiesta da parte del Gen. Bellomo di accorrere in Bari per dar manforte ai pochi militari e civili che stavano fronteggiando un reparto di guastatori tedeschi intenti a minare il porto. Ripercorriamo dallo scritto dell'allora Tenente Giuseppe Moiso, vicecomandante la seconda compagnia, gli avvenimenti di quel giorno che fecero entrare di diritto il LI nella storia d'Italia come protagonista di uno dei primi atti di resistenza armata ai tedeschi. Giuseppe Moiso parteciperà a tutta la Guerra di Liberazione e nel dopoguerra continuò la sua brillante carriera nell'esercito fino ai massimi gradi. Diverrà nel 1973 il secondo Presidente dell'Associazione LI BTG. Bersaglieri AUC "Montelungo 1943" alla scomparsa del suo fondatore, quel Capitano Castelli  che fu anima dei reduci nel dopoguerra. Chiunque abbia avuto la fortuna di conoscere il Generale Moiso rimaneva colpito dal suo straordinario carisma e dalla sua cordialità. Fu animatore durante la sua lunga Presidenza di una precisa raccolta di testimonianze sfociata in diverse pubblicazioni che hanno un grande valore storico,  delle quali ci siamo avvalsi spesso per divulgare informazioni e che sono state alla base del libro/raccolta da noi edito in occasione del 70° anniversario della Battaglia di Montelungo.

Paolo Farinosi
Presidente Ass. LI Btg Bersaglieri AUC "Montelungo1943"


La liberazione di Bari 9 settembre 1943 …

                          dal racconto di Giuseppe Moiso LI° Battaglione Bersaglieri A.U.C.

Trascorsa la notte dell’8 settembre in vigile attesa, protetti da robusti posti di blocco su tutte le vie d’accesso a Bitonto, al mattino successivo il Comando dava ordine di riprendere la normale attività addestrativa lasciando alle pattuglie di sicurezza e ai blocchi il compito di prevenire sorprese di reparti tedeschi in ritirata verso il Nord. 
Tutto sembrava tranquillo: telefoni e radio funzionavano, la popolazione si era rimessa tranquillamente alle sue attività, voci e allarmismi della sera precedente si erano sopiti. Le commissioni d’esame al grado di caporal maggiore avevano ripreso l’attività quando verso le 13 giungevano ordini da Bari, perché il battaglione in assetto di guerra, con armi e munizioni, raggiungesse al più presto la città e la zona del porto per contrastare l’azione di un reparto tedesco, che occupate le banchine, cercava di danneggiarle e di rendere inutilizzabili le navi alla fonda. 
Muovemmo con alla testa la 3ª Compagnia moto, seguita dalla 2ª Compagnia stipata su tutti i mezzi del battaglione ed alcuni avuti in rinforzo, e in coda la 1ª Compagnia in bicicletta con compiti di retroguardia e rastrellamento. 
Verso le 17 arrivammo sulla zona del Comando Difesa Porto, ove aspettavano il Gen.le Amato, il Gen.le Bellomo, i loro ufficiali e pochi soldati della 209ma Divisione Costiera. 
Le compagnie presero subito posizione attorno alla recinzione della zona portuale bloccando ogni accesso e diedero subito qualcosa di cui preoccuparsi al nemico, svolgendo azioni di fuoco verso le banchine e le navi. 
La risposta dei tedeschi fu immediata: dopo qualche minuto di fuoco rapido e abbastanza a casaccio, fu chiaro che si era creata una situazione di stallo. 
Noi fuori bloccavamo ogni varco, e dato il volume di fuoco, il movimento e il baccano di automezzi, dovevamo certo sembrare all’avversario più agguerriti e numerosi del reale: il reparto tedesco, che per prima cosa aveva sospeso il lavoro di demolizione per difendersi, doveva certamente sentirsi intrappolato ed impossibilitato a forzare l’accerchiamento dovendo trafilare attraverso varchi limitati e ben controllati dalle nostre armi. 

L’ordine di attaccare con la 2ª Compagnia in testa, era già stato formulato e diramato: si aspettava con una certa ansietà il via all’azione, quando il Comando Difesa decise di fare un tentativo di trattative per indurre i germanici ad arrendersi. 
Disposizioni in tal senso giunsero al comando di battaglione: si trattava di trovare il messaggero di pace che sotto la protezione della bandiera bianca doveva recapitare al Comandante avversario l’ingiunzione di resa, ricevendone eventuali controproposte. 

Con brillante trovata del Comandante l’incarico fu affidato al sottoscritto, che per il vero non ne fu molto entusiasta, ricordando le voci di fattacci di sangue ed inconsulte reazioni dei tedeschi, che sorpresi dalla notizia dell’armistizio, erano convinti di essere stati traditi. 
I motivi della scelta del Comandante erano certamente validi: ero, allora, il subalterno più anziano della 2ª Compagnia, avevo occupato con il mio plotone proprio il tratto di terreno che controllava il varco Sud del porto, avevo esperienza di guerra, e dulcis in fundo, portavo ben visibile all’occhiello della giubba il nastro bianco-rosso-nero della croce di ferro conferitami in Africa Settentrionale da Rommel, e si supponeva (o almeno si sperava) che i tedeschi nutrissero ancora un certo rispetto per i camerati.  

Gli ordini non si discutono, così con l’occhio attento e l’orecchio teso ad ogni rumore, mi alzai e, scortato da due allievi con drappo bianco, percorsi i duecento metri che mi dividevano dal varco, nella speranza che anche i camerati tedeschi ne avessero abbastanza di una situazione che per loro era chiaramente senza vie di uscita. 

A pochi metri dal muro mi fermai: mi si fece allora incontro un capitano, seguito da due granatieri con addosso a modo di bandoliere incrociate nastri di M.G. 42, che mi salutò impettito. Il colloquio fu breve: il Comandante assicurava che avrebbe sospeso le operazioni di demolizione e si sarebbe arreso ad una condizione, di avere via libera e mezzi per la ritirata al nord, conservando l’armamento individuale. 

Ci lasciammo con l’impegno di una risposta entro 30 minuti ed un saluto regolamentare perfetto: nel rientrare verso le nostre posizioni,  sentivo un pizzicorino alla nuca e feci fatica a mantenere il passo cadenzato che ci era imposto dal protocollo, senza scattare in una veloce corsa bersaglieresca. 

La cosa si risolse per il meglio: accettate tutte le condizioni reciproche, il battaglione tedesco, erano granatieri della Goering in ripiegamento dal Sud, fu scortato allo scalo merci di Bari, da dove, abbandonati gli automezzi, partì verso Foggia all’alba, mentre il battaglione, portato a termine il suo incarico, rientrava a Bitonto, dove giungeva verso le 9,30. 

A questa prima azione di guerra, conclusa fortunatamente con onore e senza perdite, tante altre ne seguirono nei giorni successivi, contribuendo a creare al battaglione quella reputazione che lo portò poi ad entrare di diritto nel 1° Raggruppamento Motorizzato.  
Giuseppe Moiso (tenente in s.p.e.) LI° Battaglione Bersaglieri A.U.C.

Da quel momento il battaglione fu la punta di diamante di cento temerarie azioni, per contrastare i colpi di mano dei tedeschi, in ritirata verso il Nord. Momenti indimenticabili, di lotta e di speranza in giorni migliori e nel riscatto della Patria. 

La difesa della Piazza di Bari, organizzata dal Generale Bellomo, ebbe nel LI° il suo punto di forza fino al 16 settembre, quando al blocco di Palese apparve la prima pattuglia motorizzata della 8 ª Armata Britannica.


Ten. Moiso


Bari, 28 Settembre 1943 Il Principe ereditario Umberto saluta il Ten Giuseppe Moiso, vice comandante della IIa Compagnia




Retro della foto: 
sui bordi il segno del sangue versato a Montelungo, dall'allievo Caporal Maggiore Enrico Farinosi, gravemente ferito durante l'attacco dell'8 Dicembre. 



Foto di Moiso, nel dopoguerra.
I ragazzi del Secondo Risorgimento, tornati uomini.


mercoledì 20 maggio 2020

L'Anima Muore di Sera, nuova edizione del Libro di Paolo Casolari

Proponiamo in questo post la lettura della nuova edizione del Libro di Paolo Casolari, l'anima Muore di Sera, un libro bellissimo, incontrato per caso qualche anno fa in libreria e che aveva subito attirato la mia attenzione. Oggi qual libro è di nuovo disponibile, ed il figlio di Casolari si appresta a proseguire anche con noi quel viaggio nella memoria iniziato con la lettura del diario del padre.

Un onore per noi presentarlo, un onore viaggiare con lui.


Per Onorare e Ricordare
Carlo Casolari




I miei 20 anni in guarnigione di confine

nel fango della guerra di Sicilia



Una storia vera, agile, a tratti commovente, ricca di spigolature e completata da un corredo storico militare e fotografico inedito sull’ultima battaglia in grigioverde nella seconda guerra mondiale dove si fronteggiò l’impossibile: l’invasione angloamericana. 
E’ lo spaccato che emerge dal volume “L’anima muore di sera”, recentemente pubblicato dalla Casa Editrice “Irradiazioni” di Roma.
Descrive la vicenda al fronte di un ventenne modenese, il sottotenente d’artiglieria Carlo Casolari, paracadutato a comandare una postazione costiera e un manipolo di artiglieri siciliani sul bagnasciuga di Sciacca, nel 1943. 
Si tratta di un diario/quaderno scritto con calligrafia nitida e palpitante - ritessuto senza retorica e con garbato distacco dal figlio Paolo, giornalista - che apre un inedito percorso nel vuoto della memorialistica di parte italiana sulla guerra in Sicilia. 
Parla di forti sentimenti e continui addestramenti, distanze insopportabili, incontri d’amore, punizioni, passando per i pensieri ribelli, i sogni di volo, lo scirocco, la malaria, le licenze che non arrivano, le lettere ad amici modenesi. 
Ma anche i combattimenti contro gli americani, gli incontri importanti, i sentori di una regia perversa nello scollamento delle nostre unità, per procedere con la cattura, la fuga, l’esodo liberatorio a piedi per centinaia di chilometri attraverso un’isola che passa vieppiù col vincitore grazie anche alla mafia, sino all’epilogo, con un finale da manuale di vissuto militare italiano.
L’Ufficio Storico dell’Esercito Italiano ne ha riconosciuto l’originalità e ne ha curato la presentazione perché l’opera è tra le poche a rendere omaggio alla parte italiana: 39 giorni di resistenza ad uno sbarco mai visto prima al mondo, che sono un’eternità se paragonati al crollo dell’intero esercito francese del ‘40 avvenuto in un solo mese.
E’, infatti, carente la divulgativa storico militare italiana sulla vicenda: si trova di tutto sull’Africa, sulla Russia, sui Balcani, mentre la battaglia sul “bagnasciuga” non ha dato corpo ad un chiaro interesse: in Sicilia è probabilmente mancato l’epos, in una guerra ormai perduta e spesso mal condotta. E neppure la tempra di un dignitoso comandante, il generale Guzzoni, e di una decorosa difesa, sono bastate a sollevare l’oblio in cui caddero i protagonisti. Era, in verità, troppo tardi per sognare.
Carlo Casolari però, quello scorcio di storia, l’aveva vissuto, da ragazzo. 
E il rinvenimento, da parte del figlio, dell’agenda su otto mesi di vita quotidiana in zona d’operazioni ha aperto una finestra sul destino comune di una Nazione che, nella tragedia della seconda guerra mondiale, ha visto marchiata a fuoco e in gran parte perduta la sua “meglio gioventù”. 
Tratti sufficienti, tuttavia, ad intuire che in tanti, chiamati a confrontarsi con un nemico sproporzionato, hanno saputo tenere il punto con dignità.
E’ un quadro d’insieme che ribalta la vulgata prevalente che ancor oggi insiste nel descrivere i soldati italiani di allora come demotivati e straccioni. 
Ma il disincanto delle confidenze apre canali di verità e l’onestà con se stessi è la prima prova d’amor di Patria.











Il volume (18 euro) si può anche richiedere a questo indirizzo thesouldiesatdusk@gmail.com e verrà inviato come piego di libri senza spese.




INDICE


PrEFAZIONE
ALLA PRIMA EDIZIONE
A cura dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito Italiano



Introduzione
Dell’autore


Diario d’operazioni
1° gennaio - 25 agosto 1943


GENNAIO
Sull’attenti passa il Savoia
La tenda sul fiume Garbo
I siciliani
La malinconia

FEBBRAIO
Tempo libero
L’apparecchio caduto
La malaria
Pina e le zite di Sciacca

MARZO
Scartoffie malefiche
Il magone
Lo scirocco

APRILE
Sotto con l’addestramento
La casetta agognata
L’alleato germanico

MAGGIO
Sbarco imminente?
Thaon di Revel
Niente trasferimento

GIUGNO
Il premio ai tiri
Addio Bill
A cavallo sulle mine

LUGLIO
I bombardamenti
Arrivano, il mare è pieno di navi
Fuoco sugli americani
La fuga e l’esodo per la libertà
L’ospitalità dei baroni di Cefalù

AGOSTO
Un lungo viaggio
Il tradimento
A piedi verso la Calabria
Mi arrestano “i nostri”
Rapporto al Ministero della Guerra



ALBUM FotografiCO
52 foto



Appendice


SINTESI della CAMPAGNA DI Sicilia

L’Aiuto della mafia agli Stati Uniti nell’invasione dell’Italia
10 luglio, l’invasione: cinque contro uno
40 giorni di difesa impossibile
Le stragi americane, tuttora impunite, di prigionieri italiani


Le forze in campo
Sesta Armata Italiana
XIV Panzerkorp Tedesco
Settima Armata Usa
Ottava Armata Britannica


I CANNONI DI CASOLARI
Il 105/28
Il 75/27
Il 65/17


Bibliografia




INTRODUCTION


The lack of popular military history essays about the Sicily campaign in 1943 is relevant. You can find all sorts of studies about Africa, Russia, Balkans, Greece and even about the invasion of France, while the “shoreline” war did not lead to a clear memoir writing interest.
In Sicily the epos was probably missing, in a war lost by then and often badly conducted. Not even the mettle of a dignified commander, Gen. Guzzoni, and an appropriate strategy had been enough to save the protagonists from sinking into the oblivion they fell into.
Actually it was too late to dream.
However my father, lived that short war as a twenty-years-old grown up boy: and this is what always made me curious and made me gather information over the years. But I found just valuables foreign evidences or ultra-specialist publications recently enriched with an Italian essay or novel.
Finding his diary about eight months of everyday life in the operations zone¹ after his death had been, such, a decisive factor. Until the end he did not like to talk about his life: he survived, unlike many people, and this made him shy.
However it is now his tissue paper diary1 which talks for him, and describes an unpublished route followed by the “shoreline sentry” in Sicily 1943, tortured but also indifferent. A diary published from the original which I have organized in titled monthly chapters, to make it easier for the reader and, in this second revised edition, the publication of a whole series of  unpublished personal photos (still hidden at home at the time of the first print) whose numeric references are present in the text.
From the training to nostalgia, from the unendurable distance, to the fellow soldiers, from the girls, to the punishments, to the orderly, passing through the rebellious thoughts, the aeronautic dream, the Sirocco, the malaria, the leave that does not arrive, the coveted letters from home. But also the battles, the important meetings, the feelings of betrayal, the exodus by foot for hundreds of  kilometers through an island which was already on the winner side, until the epilogue as a free man, with a perfect ending of the Italian military real life.
They just are little passages, about the common destiny of a nation that in no more than three years, in the second world war tragedy, have been branded and mostly lost his “ best youth”.
Enough, however, to understand that many of them, sent to fight against an excessive enemy, knew how to hold out with dignity.
It is an outline that seems far away from the popular literature, that wanted to describe the Italian soldiers (particularly in the last Thule of Sicily) as a whole bunch of demotivated cowardly and ragged people.


But the disillusionment of secrets opens the door to truth and be honest with ourselves is the first proof of one’s homeland love.


 INDEX


PREFACE
AT THE FIST EDITION
Of the Historical Office of the Italian Army General Staff


INTRODUCTION
Of the Author


OPERATIONS DIARY
1ST OF JANUARY - 25TH OF AUGUST 1943

JANUARY
At attention: the Savoy is passing by
The tent on the Garbo river
The Sicilians
Melancholy

FEBRUARY
Free time
The crushed aircraft
The malaria
Pina and the girls from Sciacca

MARCH
Evil papers
The lump in my throat
The Sirocco

APRIL
Ahead with training
The coveted little house
The German Ally

MAY
Imminent landing?
Thaon di Revel
No redeployment

JUNE
The shooting trophy
Goodbye Bill
Horseback riding on mines

JULY
The bombings
Here they come: the sea is full of warships
Fire over the Americans
The escape and the exodus “for freedom”
The barons from Cefalù hospitality

AUGUST
A long journey
The betrayal
Towards Calabria, by foot
“Our soldiers” arrest me
Report to the Ministry of War



PHOTO ALBUM
52 photos



APPENDIX


abstract of the Sicily Campaign

The mafia support to USA
10th of July, the invasion: five against one
40 days of impossible defense
The USA slaughters of Italian prisoners


Forces in field
Sixth Italian Army
XIV German Panzerkorp
Seventh  U.S. Army
Eighth English Army


FOCUS ON CASOLARI’S GUNS
The 105/28
The 75/27
The 65/17


BIBLIOGRAPHY