venerdì 23 maggio 2014

Volti di Guerra, mostra fotografica, Atina, 30 Maggio 2014

 
 




 



Ogni conflitto, nel suo tragico percorso, vede coinvolti milioni di individui, sono uomini, prima che soldati; con i loro sogni, i loro affetti, gli amori, le gioie e le paure. Ma c’è un aspetto che modificherà profondamente la loro esistenza; la guerra.
Richiamati in massa e rivestiti di una nuova veste, non più civile, perderanno il loro nome, per diventare genericamente un soldato tedesco, un soldato inglese, un soldato americano; “crucco” “tommy” come si chiameranno reciprocamente in guerra.
In questo vuoto d’identità, uniti da un unico vessillo e ideale un unico ordine di attacco o difesa, si aggrapperanno ad un solo desiderio, quello di sopravvivere, che li porterà ad eliminare il proprio simile, per non essere eliminati.
Ma una cosa li accomuna tutti, pur nella diversità, i loro volti.
Sono i volti dei vent’anni, i volti che prima di conoscere la morte e la distruzione erano fieri, felici e sorridenti.
I volti raccontano la loro etnia e la loro provenienza, prima  ancora della loro divisa e della loro lingua.
I volti raccontano del loro mutare, da ragazzi a uomini, nel breve volgersi di uno scontro, quando dalla conta finale sarebbero mancati tanti amici e altrettanti ne sarebbero mancati al nemico.
I volti, da questo momento in poi, cambiano, non c’è più il sorriso delle prime foto, ma uno sguardo vuoto, impaurito, addolorato.
Sono questi i volti della guerra, che a milioni, riempiono libri, archivi e cimiteri.
Sono i volti di intere generazioni, che i fotografi hanno bloccato prima e dopo l’azione.
Cento foto, cento volti, nulla a confronto dei milioni di volti che parteciparono attivamente o passivamente all’ultimo conflitto mondiale.
Cento volti che raccontano, nelle rughe del loro sorriso ed in quelle del loro dolore, che la guerra è orribile.
Cento volti, impressi in foto dal formato classico 10x15, che vi porteranno ad avvicinarvi all’immagine per coglierne i dettagli ed avere un rapporto più intimo con quel volto.
I vostri occhi saranno di fronte ai suoi e quel volto vi parlerà e vi racconterà della guerra con la sola forza dell’ espressione del viso.
Selezione immagini: Marco Marzilli
Progetto, testi, grafica: Luigi Settimi
Per contatti:
Marco Marzilli : www.historiamilitaria.it
Luigi Settimi:  70battagliamontelungo.blogspot.it










giovedì 22 maggio 2014

Il Sigillo della città di Udine a Paola Del Din "Renata"


Oggi alle 17,30 il Consiglio comunale  di Udine  conferirà il “Sigillo della città” alla MOVM prof.ssa Paola Del Din “Renata”.
Si intende così riconoscere alla Patriota, originaria di Pieve di Cadore ma cittadina udinese sin dal 1933, la dedizione alla causa della Libertà, il profilo sociale e culturale, nonché l’impegno in prima linea durante il periodo della Resistenza, motivazioni queste che le valsero il conferimento della Medaglia d’Oro al Valor Militare, massimo riconoscimento militare.
L’Associazione LI Btg Bersaglieri A.U.C. “Montelungo 1943”, onorata di annoverare tra le sue fila la MOVM Paola Del Din, costante presenza di  Patriota sempre senza paura e figura quanto mai attiva nel divulgare i valori di Patria e Libertà, si unisce alla decisione della città di Udine che contribuisce  a tenere alta l’attenzione sui valori espressi nella guerra di Liberazione e della Resistenza.
 
 
Complimenti "Renata"!



Paola Del Din

Nata a Pieve di Cadore (Belluno), nel 1923, insegnante, Medaglia d'Oro al Valor Militare, presidente della FIVL.

Si era appena laureata in Lettere all'Università di Padova quando, sopravvenuto l'armistizio, entrò nelle file della Resistenza veneta con il fratello Renato, di un anno più vecchio di lei e che sarebbe caduto pochi mesi dopo a Tolmezzo, durante una temeraria azione contro una caserma della milizia fascista. Dopo la morte del fratello, Paola s'impegnò ancor più nella lotta antifascista. Con il nome di "Renata" assolse numerosi e rischiosi incarichi, come staffetta ed informatrice, sino a che non riuscì a raggiungere fortunosamente gli Alleati a Firenze, latrice d'importanti documenti. Una volta nell'Italia liberata, la ragazza chiede di frequentare un corso per paracadutisti, per poter tornare più facilmente al Nord, ancora occupato dai nazifascisti. La sua determinazione è tale che viene accontentata ed addestrata a San Vito dei Normanni. "Renata" prende parte ad undici voli di guerra. Chiede ed ottiene che gli inglesi liberino e facciano tornare in Italia il padre Prospero, ufficiale degli alpini prigioniero in India. Alla vigilia della Liberazione si fa portare in aereo su una zona del Friuli, dove deve prendere contatto con una Missione alleata; tocca terra in malo modo, si frattura una caviglia, ma riesce faticosamente a raggiungere i partigiani e a consegnare a chi di dovere i documenti che ha con sé. Negli ultimi giorni della guerra di liberazione, ancora claudicante, Paola Del Din attraversa a più riprese le linee di combattimento, per portare messaggi ai reparti alleati in avanzata. Dopo la Liberazione, vinta una borsa di studio, se ne va negli Stati Uniti. All'Università di Pennsylvania consegue il titolo di "Master of Arts". Tornata in Italia, la Del Din si dedica all'insegnamento nelle scuole medie. Nel 1957 riceve la massima ricompensa militare italiana, nella cui motivazione si legge: "Bellissima figura di partigiana, seppe in ogni circostanza assolvere con rara capacità e virile ardimento i compiti affidatile, dimostrando sempre elevato spirito di sacrificio e sconfinata dedizione alla causa della libertà". Ormai ottuagenaria, Paola Del Din non si è messa del tutto a riposo. Nel 2002 ha fatto da madrina, a Milano, agli allievi del corso "Ferrari II" della Scuola militare "Theulié". Sino alla sua riconferma, nel febbraio del 2007, alla presidenza nazionale della Federazione Italiana Volontari della Libertà, è spesso stata presente a cerimonie militari e a manifestazioni della Resistenza.
 

 

mercoledì 21 maggio 2014

Atina, 1° Giugno 2014 - proiezione del film " I Ragazzi del Cinquantunesimo Bersaglieri"



L'Associazione LI° Btg. Bersaglieri "Montelungo 1943" 
ringrazia l'amm. Comunale di Atina, per aver inserito
la proiezione del film, nel programma del settantesimo 
anniversario della liberazione.