mercoledì 14 dicembre 2016

Cap. Henry Thomas Waskow











































Per onorare e ricordare

Progetto Cinquantuno
Ass LI Btg. Bersaglieri AUC "Montelungo1943"

Discorso del Colonnello Phillip Cuccia


Discorso tenuto dal Colonnello Phillip Cuccia a San Pietro Infine durante le celebrazioni del 73° anniversario della battaglia. Quel legame tra soldati americani e italiani nato sulle colline di Montelungo...


"Signor Sindaco, Associazione Reduci del Cinquantunesimo Battaglione Bersaglieri, illustri ospiti, Cittadini di San Pietro Infine, buon giorno.
A nome dell'ambasciatore degli Stati Uniti d'America John Philips desidero ringraziare per l'invito a partecipare a questa importante commemorazione.
L'inaugurazione di una stele in memoria del Capitano Henry Waskow della 36th Texas Infantry Division e del Ten. Maurice Britt e del Soldato Floyd Lindstrom della 3rd Infantry Division è un generoso tributo a tanti soldati americani che hanno partecipato alla campagna italiana del secondo conflitto mondiale e che hanno sacrificato le loro giovani vite in nome dei più alti valori morali.
Desidero pertanto rappresentare la più sincera riconoscenza degli Stati Uniti d'America al Comune di San Pietro Infine e all'Associazione Reduci del Cinquantunesimo Battaglione Bersaglieri Allievi Ufficiali di Complemento "Montelungo 1943" per il prezioso contributo che hanno voluto dare a mantenere viva la memoria del sacrificio estremo compiuto da tanti valorosi soldati in difesa dei valori fondamentali della democrazia e della libertà. Rivolgo infine un particolare ringraziamento al Signor Luigi Settimi per l'appassionato impegno dedicato alla compilazione della biografia del Capitano Waskow, del Tenente Britt e del Soldato Lindstrom evidenziato il grande spessore umano di questi nostri eroi.
Grazie di cuore a tutti i presenti."

Col. Phillip Cuccia



Col. Phillip Cuccia, Addetto Militare Ambasciata Americana a Roma

martedì 13 dicembre 2016

Monterotondo ed il monumento

Spesso i momenti più belli sono quelli che vivi da solo, in compagnia dei ricordi trasmessi dalla lettura di libri e memorie e per questo ho voluto lasciare queste foto da sole, sono di Monterotondo e delle zone limitrofe, teatro di scontri cruenti nei mesi di novembre e dicembre del 1943.

Rivedendo un bosco di alberi alle pendici di Monterotondo non poteva non tornare alla mente il racconto di  Audie Murphy, tratto dal suo libro "all'inferno e ritorno"; di quel carro Tedesco perfettamente mimetizzato in un boschetto a sud-est del monte, proprio dove mi trovavo io.

Quel cannone che si muove verso di loro, che si erano accorti della presenza quando ormai era tardi, quella canna che spara ed il colpo che scoppia nei pressi della loro posizione; il soldato che urla per le gambe maciullate e viene trasportato dai suoi compagni, il secondo colpo che gli passa sulle teste. La fuga nel bosco e nelle prime buche scavate per la difesa. 

La lettura dei racconti, delle memorie, vissuta sul campo di battaglia, nella nebbia e nel freddo, nei colori dell'inverno, lascia sensazioni uniche, riflessioni uniche che, come scrive l'amico Paolo Rumiz, lasciano un grande senso di attaccamento alla vita.

Solo vivendo in minima parte la sensazione della fragilità della vita in guerra si apprezza ogni minuto della propria esistenza e si trova il tempo per onorare e ricordare coloro che hanno vissuto quella fragilità ogni giorno, ogni ora, ogni minuto, ogni secondo, di tutta la seconda guerra mondiale.

Monterotondo è solo un angolo, un piccolo angolo di mondo, dove gli uomini si sono scannati come animali feroci, per poi andare oltre e continuare a distruggersi a vicenda.

Il mio racconto dei due ragazzi americani, e la ricerca delle informazioni ha avuto momenti bellissimi e momenti commoventi.

Le notti passate a cercare e ricostruire, tradurre e progettare non erano faticose, sapevo dentro di me di dovere molto a quei due ragazzi, come a tutti gli altri. 

La speranza è che le generazioni che verranno dopo continuino ad onorare e ricordare e che questa piccola stele di ferro sia solo il seme, piantato in terra, con accanto due cipressi che ho chiamato Britt e Lindstrom.

Vorrei che un giorno i due cipressi siano in salute e altissimi in modo che tutti possano vederli e siano un punto di riferimento per tutti quanti li vedranno da lontano.

"Vedi quelli?.. dirà un turista dalla terrazza di San Pietro Infine,  quelli sono i cipressi di Britt e Lindstrom, due eroi americani, che hanno combattuto su quella montagna per liberare l'Italia dal Nazismo e dal Fascismo"

Luigi Settimi
























 Ciao Britt! Ciao Lindstrom!
Che il piccolo cipresso accanto a me diventi un gigante accanto a Voi