sabato 18 aprile 2015

A ricercar la patria smarrita...

Riportiamo il bellissimo racconto di Maurizio Balestrino sulla giornata in ricordo del Battaglione Bafile.


Siamo al fronte in linea. Mi trovo in una massiccia casa di pietra, che ha l’aspetto di una vecchia dimora patriarcale abbandonata, della quale solo i sassi, gli enormi sassi delle pareti possono raccontare le vicende. Si trova, volgendo lo sguardo verso Nord, in fondo a una conca pacifica ed abbastanza larga che le nostre carte chiamano l’Ancina”. 

Sono le parole del diario di Luigi Laviosa, Guardiamarina che combatté sul fronte di Cassino col Reggimento San Marco (Battaglione “Bafile”), datate 25 aprile 1944. Oggi 12 aprile 2015 ci siamo ritrovati, per iniziativa dell’Associazione LI° Bersaglieri Montelungo e dell’Associazione “Old Ironside”, nello stesso identico posto per ricordare i volontari della Regia Marina che combatterono nella Guerra di Liberazione.
La mattina è soleggiata, l’aria è tiepida, la brezza piacevole. La Valle dell’Ancina fra Vallerotonda e il fiume Rapido è ampia, distesa davanti a noi, silenziosa di un silenzio profondo. Unico rumore il vento, che porta alle nostre orecchie il respiro e l’anima dei giovani soldati che 71 anni fa si affrontarono combattendo precisamente in questo luogo.
Lentamente si alza nell’aria il suono solenne di una cornamusa scozzese, segnala l’inizio della cerimonia. La cornamusa si avvicina col suo impeccabile suonatore, Mauro Nenci della City of Rome Pipe Band. La segue il plotone d’onore del Reggimento San Marco in alta uniforme, appositamente venuto da Roma per rendere omaggio ai Leoni di settantuno anni fa. E’ presente a rendere gli onori di casa il vicesindaco di Vallerotonda Sig. Todisco con fascia tricolore. Assiste una piccola folla di amici e di appassionati, fra cui l’organizzatore della manifestazione Luigi Settimi e Angelo Andreoli che  ha portato la bandiera italiana sotto cui la lapide attende di essere scoperta. Marco Presti in funzione di cerimoniere introduce e detta i tempi.  
Il sottoscritto ha avuto l’onore di essere invitato ad aprire la cerimonia rievocando in breve le vicende che portarono il Reggimento San Marco della Regia Marina sul fronte di Cassino, e i principali fatti che si svolsero nella Valle dove ci troviamo.
Parlando nel vento che continua a soffiare lieve, i reduci ormai scomparsi suggeriscono alle mie orecchie le parole da dire, parole cui io tento di dar voce meglio che posso. Esce così il racconto dell’attacco tedesco arrivato improvviso dal settore alla mia destra, respinto dal San Marco dopo un intenso scontro a fuoco. Appare il marinaio ucciso da un colpo di artiglieria sull’orlo di un pozzo, nella pianura che si vede due-trecento metri avanti a noi. Il reduce Sig. Vittorio Bonamore mi ricorda di non dimenticare il suo amico fraterno, l’Aspirante Guardiamarina Cesare Augusto Albanesi, ucciso il giorno del suo compleanno in uno scontro a fuoco sulla postazione che difendeva, il cui corpo esanime fu trasportato nel casolare che si intravede all’estremità opposta della valle, dove aveva sede il comando della sua compagnia. Si accenna alle postazioni dei marinai sulle alture circostanti, si ricorda il continuo pericolo dell’artiglieria tedesca che costantemente minacciava gli uomini e i mezzi meccanici che si avventuravano allo scoperto nella valle.
Gradito e atteso ospite, nel corso di questa rievocazione arriva il reduce della Xa MAS Sig. Marcello Lama, accompagnato dal figlio. All’arrivo di questo fante di marina che allora combatté dall’altra parte (RSI) mio padre (l’ex sottotenente del Genio Navale Armando Balestrino, anche lui reduce del San Marco a Cassino) e il Sig. Vittorio Bonamore mi chiedono di ripetere quello che in vita mi dissero sulla difficoltà di certe scelte nel 1943. Ricordo allora come mio padre si disse, in fondo, quasi sollevato dal fatto che, imbarcato sulla Corazzata Giulio Cesare il giorno dopo l’armistizio, al momento dell’ammutinamento di alcuni ufficiali egli fosse, del tutto casualmente, unico responsabile della sala macchine. Tale posto di così alta responsabilità gli evitò di doversi schierare contro dei compagni che, pur non condividendone le idee, riteneva portatori di istanze d’onore e di coraggio. Ricordo anche come il Sig. Bonamore mi raccontò che, pur convinto delle sue scelte in favore del Regno del Sud, egli capisse come gli stessi suoi ideali patriottici avessero potuto portare altri suoi coetanei, al Nord, a fare la scelta di campo opposta. Rispetto e reciproca stima fra chi metteva in gioco la sua vita facendo scelte pur opposte ma sempre motivate da ideali alti e nobili.
Infine, il Guardiamarina Luigi Laviosa (che tre mesi dopo cadrà a Belvedere Ostrense guadagnandosi una medaglia d’oro al valor militare) prende la parola, ripetendoci per bocca mia quello che nell’aprile 1944 affidò al suo diario mentre era in questo stesso posto

“…Ricevo dalle varie postazioni e dai vari posti di osservazione, dove si trovano i miei compagni, le notizie sul fuoco dei nostri mortai, dei mortai e dei cannoni nemici, dei vari rumori che si possono udire in prima linea in una notte qualunque. … Questa mattina c’è molta nebbia, non c’è luna, si attende un attacco all’ala sinistra giù nella valle, dove è ora la nostra terza compagnia e gli Arditi. Ci sono pattuglie nemiche non lontane. Il mio capitano è fuori per andare alle postazioni e so che non è arrivato a destinazione. Tra poco telefoneranno il perché. Di fronte a me che sta telefonando al suo Intelligence Officer c’è il maggiore Douglas. Con lui vivo da una decina di giorni, notte e dì, e funziono da ufficiale di collegamento tra il Comando Canadese e il nostro di Compagnia, grazie alla mia mediocre conoscenza dell’inglese. … Poco fa sono uscito di pattuglia con quattro uomini ed ho percorso circa tre Km di boscaglia lungo il fiume Rapido che è nella zona neutra, senza incontrare nessuna pattuglia nemica; c’era un buio pesto ed un po’ di nebbia. Siamo stati in giro 8 ore, dalle ultime luci all’alba. … Qui sono molto esposto al fuoco nemico e credo che lo sarò di più fra pochi giorni quando andremo ad occupare delle posizioni più avanzate. … Ho ventidue anni compiuti. Talora mi sento bambino, talora uomo. Talvolta mi sembra che tutto sia finito e piango sulla natura umana; talvolta, come in questo momento, la fiducia mi sostiene”.

Quando Laviosa finisce di parlare ci apprestiamo a leggere uno per uno i nomi dei ventuno caduti del San Marco a Cassino. Prontamente il comandante del plotone d’onore schiera gli uomini sull’attenti. Nel silenzio generale i ventuno nomi vengono letti: Aspirante Guardiamarina Cesare Augusto Albanesi. Cannoniere Giovanni Antonioli. Marò Michele Bazzo. Cannoniere Domenico Bidone. Elettricista Angelo Burioni. Cannoniere Enrico Cammelo. Cannoniere Antonio Chiari. Capo silurista Mauro Ciaramelli. Ardito Domenico Cortese. Cannoniere Guglielmo Frigerio. Cannoniere Giovanni Giacchini. Marò Menghini (nome di battesimo non noto). Secondo Capo Vito Mezzina. Felice Padovan (grado non noto). Cannoniere Valentino Perissinotti. Fuochista Luigi Petito. Sottocapo Ludovico Sarno. Raimondo Sbaffoni (grado non noto). Sottocapo Mario Spazini. Cannoniere Lombardino Tancredi. Cannoniere Andrea Zuriotti. Ad ogni nome, gli astanti rispondono “presente” e il vento tiepido soffia approvando.
Si scopre la lapide in memoria del Reggimento San Marco. Accompagnati dal suono lento della cornamusa, Paolo Farinosi e Alessandro Lama in rappresentanza delle Associazioni organizzatrici depongono ai suoi piedi una corona d’alloro.
Il Reduce della Xa MAS pronuncia poche ma chiare parole:

 “Onore ai Fanti di Marina del Reggimento San Marco caduti in questo luogo per l’Italia… Onore ai miei compagni della Xa anch’essi Fanti di Marina caduti su un altro fronte… Onore ai Marò Girone e Latorre siamo fieri e vicini nella loro dignità… Onore al Reggimento San Marco… Onore alla nostra Italia… “

Il vento dell’Ancina soffia più forte, approvando.
Lenta e maestosa la cornamusa segna la fine della cerimonia, che ha ricordato ai vivi il sacrificio di chi volontariamente combatté in prima linea per la libertà della Patria.
Nel pomeriggio, la presentazione di una relazione sul Reggimento San Marco nella sala convegni dell’Hotel Rocca di Cassino costituisce l’occasione per l’accensione di contatti e di collaborazioni che, non ne dubito, porteranno a ulteriore progresso nella riscoperta di quegli avvenimenti di un tempo troppo a lungo dimenticato.
Grazie alle Associazioni LI° Bersaglieri Montelungo e Ass. First Armored Division “Old Ironside” Italia per questa giornata indimenticabile.


Maurizio Balestrino


Nel diario di viaggio di questo Blog, la pagina di Domenica 12 Aprile, inizia con la frase che la nostra associazione, in collaborazione con le altre che incontriamo di volta in volta nel nostro cammino, ha coniato per raccontare la storia dei soldati dimenticati, quelli che non si arresero quando tutto crollò intorno ma si rimboccarono le maniche e vollero partecipare, insieme con i nuovi alleati,
"A ricercar la patria smarrita"
Le foto, i testi, i racconti, i colori e le immagini di quel giorno sono ancora fisse nella nostra mente, e tutti siamo in attesa di rivederle, di rileggerle per riviverle.
Per questo, dopo aver salutato e ringraziato la Marina Militare ed il 3° Reggimento San Marco per la disponibilità avuta nei nostri confronti, iniziamo a raccontarvi questi giorni.
Di alcuni luoghi non forniremo indicazioni geografiche perché sono ancora oggetto di studio e ricerca dell'associazione e degli amici di Vallerotonda che rispettiamo nel loro lavoro meticoloso di raccolta delle informazioni.
Buona visione



La valle dove venne schierato il Battaglione Bafile, del Reggimento San Marco


Gli amici di Vallerotonda e nuovi soci con i quali percorreremo insieme il cammino 


La targa in onore dei Caduti del Battaglione Bafile


I preparativi per la messa in opera, nel silenzio incantato della valle...




I ritrovamenti nella casa dove dormirono i Fanti di Marina del Bafile





In giro fra vecchie case, che un tempo ospitarono i ragazzi del Bafile.


Aprire una vecchia porta, salire le scale ed emozionarsi..... nella penombra di una stanza vuota.






Avevano in media vent'anni e stavano cercando una patria smarrita...




































Un ringraziamento speciale a Maurizio Balestrino, Alberto Turinetti di Priero e Valentino Rossetti, il seme che hanno piantato nel ricordo del Battaglione Bafile ha dato i suoi frutti.

Per ulteriori informazioni sulla loro ricerca, consultare il sito www.dalvolturnoacassino.it








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